il medico

Non siamo solo medici.

Dedico questa pagina del sito alla mia professione di medico e di dentista, cercando di mettere a fuoco quali sono stati, e sono tuttora per me, i punti di forza di questa interessante e complessa professione. Può sembrare una dichiarazione di intenti o una pagina di diario, un testamento spirituale o una riflessione deontologica, non importa.

Il primo requisito che ho sempre cercato di perseguire per svolgere con responsabilità la professione di medico è la scrupolosità, cioè la capacità di prestare attenzione ai dettagli per evitare errori e per superare ostacoli. Essa sembra facile, ma non lo è affatto, perché va applicata con metodo e costanza, senza mai abbassare la guardia. Si pensi a tutti i possibili gesti ed attenzioni che si possono mettere in atto per garantire la massima igiene in un ambiente ambulatoriale, alle prassi di igiene personale a cui dobbiamo sottoporci costantemente noi medici e tutto il personale infermieristico.

La seconda sfida è quella di fare la cosa giusta, cioè saper individuare e discernere i sintomi, centrare una diagnosi, scegliere, tra le tante possibilità, il modus operandi migliore per la situazione che si sta valutando. Una grande responsabilità.

Il terzo requisito per il successo è l’ingegnosità, il non fermarsi alle apparenze, il non accontentarsi del già noto, il darsi da fare per escogitare un percorso migliore.

Ancora: agire con coscienza. Senza voler sconfinare nel campo soggettivo di una morale o di un’etica personale, dico che questo quarto requisito è importante al pari degli altri. Ho sempre svolto la mia professione agendo secondo la mia coscienza, portando con me un grande patrimonio fatto di ideali, principi e comportamenti. Un patrimonio che mi sono costruito nel tempo, grazie ad una educazione ricevuta, che reputo sana e carica di valori positivi, grazie alle molte esperienze professionali e personali che ho avuto la fortuna di fare, grazie alle amicizie costruttive che ho intessuto con tante persone incontrate lungo il cammino di uomo e di medico e grazie alla mia famiglia a cui sono grato.

Concludo con l’ultima scommessa, che è l’umanità: la vera cerniera tra medico e paziente. Tanti medici impersonano appieno il ruolo di guaritore onnipotente, assumendo un atteggiamento carismatico di controllo e potere, fin troppo consapevoli dell’importanza della propria figura e della propria opera professionale. Certo, curare le malattie è indiscutibilmente un’attività che apporta benefici alle altre persone. Ma, riflettiamo bene, questo è possibile solo perché è il malato che si rivolge al medico, è il malato che decide di fidarsi e di affidarsi a lui, gli riconosce la libertà di esplorare il suo corpo, gli mette in mano il potere di fargli del bene e al contempo, implicitamente, anche il potere di nuocergli. Questo gesto di remissione è così totale e intimamente ampio, che non può non ricevere in cambio un comportamento carico di umanità! Non ho mai avuto paura di trattare i miei pazienti con umanità, non ho mai pensato che “parlare con il cuore” potesse inficiare la mia figura di professionista, e i fatti mi hanno dato ragione. Noi medici non siamo dei guaritori onnipotenti, granitici e infallibili. Anche noi, prima di tutto, siamo uomini.

Sono felice che tutto questo sia condiviso e sottoscritto dai miei amici colleghi.

Stefano Vecchi

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